Proposte e risposte di Gabriele Centazzo, l'imprenditore visionario. Insieme, con coraggio, per cambiare l'Italia
In seguito alla pubblicazione a pagamento del manifesto “Per un nuovo Rinascimento italiano” sui principali quotidiani italiani, ho ricevuto più di 1.200 messaggi, sul blog e via mail. Ho ricevuto anche molte lettere, tra le quali alcune scritte a mano, a dimostrazione di quanta sia la voglia degli italiani di partecipare a un processo di cambiamento.
Voglio ringraziare tutti, anche quei pochi che hanno mosso delle critiche al mio messaggio. Considero la diversità di pensiero un valore assoluto, collegato al bene più prezioso: la libertà.
Ringrazio anche tutti gli autori che mi hanno spedito i loro libri, che trattano temi fondamentali per il futuro dell’Italia e che leggerò con passione.
Ringrazio i giornalisti che mi hanno cercato e i conduttori di numerose trasmissioni televisive, che mi hanno invitato nei loro programmi. Non ho accettato di andare in televisione per due motivi principali. Il primo è che la televisione trasmette solo frammenti ed è impossibile, con i ritmi frenetici attuali, avere il tempo per esprimere concetti e pensieri compiuti. Il secondo, che la televisione divinizza le persone, ampliando un difetto della gente comune, quello che a risolvere i loro problemi siano gli altri e in particolare i divi creati dalla tv.
Leggendo tutti i messaggi, ed è stato un lavoro ciclopico, mi sono reso conto che i ringraziamenti non erano sufficienti. Nella maggior parte di chi mi ha scritto ho acceso una speranza e di conseguenza mi sento in dovere di dire cosa intendo fare per far nascere un “nuovo Rinascimento italiano”. La parola “speranza” è stata il leitmotiv di moltissimi messaggi; mi sono meravigliato di come un manifesto di un piccolo e anonimo imprenditore potesse tanto. Sono dell’opinione che, se vogliamo migliorare l’Italia, non dobbiamo cercare la speranza in un mito al di fuori di noi, ma dobbiamo coltivarla nel nostro pensiero, assieme al coraggio e alla tenacia.
«Occorre recuperare il concetto di responsabilità individuale. Ogni individuo è l’elemento eversivo su cui può poggiare ogni rivolta, ogni processo di cambiamento. Ciò che il sistema del potere teme maggiormente è il cambiamento di un individuo che sia poi in grado di testimoniare la sua differenza. È questo il primo passo, il tassello fondamentale e decisivo del processo di modifica dello stato attuale delle cose. La realtà appare immutabile proprio perché chi la dovrebbe cambiare resta eternamente in attesa di qualcosa che venga dall’alto (che sia la Provvidenza o la rivoluzione), che mai si verificherà». (Simone Perotti)
Ho fatto attendere questa risposta per molti giorni, con qualche disappunto di chi mi aveva inviato messaggi, perché ho meditato molto. Al di là delle parole, volevo trovare qualcosa di concreto da proporre, nel quale tutti noi, insieme, potessimo diventare protagonisti, anche in considerazione del fatto che più di 1.000 persone e associazioni si sono rese disponibili a fare qualcosa.
Mi sono reso conto che se non vogliamo fare la rivoluzione, e personalmente non intendo farla, dobbiamo trovare il modo di influenzare la politica con le nostre idee.
Sicuramente non ho nessuna intenzione di fondare un nuovo partito. Nel quadro politico italiano, i partiti e i movimenti rappresentati in parlamento e quelli che non hanno alcuna rappresentanza nazionale sono già un centinaio.
Questo proliferare di formazioni politiche comporta grandi costi per la comunità, sia da un punto di vista economico che su quello della governabilità. Purtroppo fondare partiti è diventata un’attività senza rischi e largamente remunerativa. Bisogna togliere l’humus del denaro facile e non nasceranno più pianticelle inutili, come sta succedendo in questi giorni.
Lo stesso tentativo di Grillo di fondare un movimento e non un partito è destinato a fallire, perché, accettando incarichi pubblici, si entra nella ragnatela e si diventa, nostro malgrado, un filo della stessa. Se ciò accadesse mi dispiacerebbe molto, visto che Grillo ha acceso la speranza in tanti italiani e sta mettendo tutta la sua buona (e qualche volta volgare) volontà, perché questo non avvenga.
Non è andata meglio con i partiti fondati per un nuovo ideale. Guardate l’Idv, nato perché si pensava che tutti i partiti fossero ladri e servisse il partito degli onesti: recentemente alcuni suoi componenti sono stati presi con le mani nel sacco.
Sono più di vent’anni che non voto per alcun partito e mi consolo nel rendere nulla la scheda elettorale con qualche insulto indirizzato alle “mummie politiche”.
Allora cosa fare? C’è una grande possibilità. Dobbiamo unirci e dare voce al partito più grande che già esiste e che oggi è muto: quello del non voto e della scheda bianca o nulla. Il partito che ha vinto alla grande le ultime elezioni in Sicilia.
Noi siamo persone libere, non siamo vincolati a ideologie fuori dal tempo, non siamo schiavi dell’appartenenza a un partito, non subiamo l’influenza dei media, televisione in primis. Possiamo e, per il debito che abbiamo con le generazioni future, dobbiamo trasformare l’Italia.
Per prima cosa dobbiamo dare un segnale della nostra esistenza e della nostra forza. A questo scopo ho pensato di creare un blog: “Visionari per il Rinascimento”. Dobbiamo partecipare in milioni di persone, entrare e scrivere: io partecipo, nome e cognome. Se saremo davvero in tanti potremmo dettare delle condizioni ai politici.
E qui chiedo aiuto, in particolare a voi che, numerosissimi, avete dichiarato, in seguito al precedente manifesto, di voler essere attivi. Dobbiamo diffondere il pensiero in modo che ognuno di voi riesca a creare una catena che si propaghi velocemente. Chiedo aiuto anche a tutti i movimenti, e sono tanti, che hanno scritto e dimostrato la loro buona volontà per migliorare l’Italia. Chiedo loro di rinunciare ai particolarismi, che li rendono frammenti inutili per un cambiamento, perché senza forza, dispersi in mille rivoli, e di unirsi per far sentire alla politica la forza di una massa che può decidere chi governerà l’Italia e come governarla.
Chiedo aiuto a tutti gli industriali di buona volontà, e sono tanti: investite per pubblicizzare questo pensiero. Mi rivolgo in particolare a quegli industriali che hanno saputo portare il prodotto italiano in tutto il mondo, dando un’immagine positiva dell’Italia al contrario di quanto hanno saputo fare i politici.
Chiedo ai movimenti nascenti, che si stanno organizzando per diventare l’ennesimo partito complicando ulteriormente la governabilità dell’Italia, di rinunciare alla loro inutile impresa e di impegnarsi con noi per influenzare, con una forza dirompente, la formazione di un Governo composto dalle migliori eccellenze in ogni campo.
Mi rivolgo a Oscar Giannino e a Luca Cordero di Montezemolo, che non sono riusciti a unirsi in un’unica forza. E chiedo loro, invece di formare nuovi partiti, di lavorare dall’interno in modo cha anche a destra nascano leader “rottamatori”, che possano pensionare i patriarchi della politica, i vari Casini, Fini, Cicchitto, Gasparri, Berlusconi, La Russa, Rutelli, Calderoli, Bossi...
Immaginate Monti, costretto a formare un Governo con Casini, Fini, Alfano, Montezemolo, Giannino e con Berlusconi dietro le quinte! Sarebbe un'altra replica del teatrino della politica. A noi del non voto piacerebbe poter scegliere tra due semplici formazioni rinnovate.
Chiedo a Monti di non schierarsi con l’ennesimo partito, ma, se vuole il bene dell’Italia, gli chiedo di restare a disposizione di tutti. Difficilmente riuscirebbe, con un nuovo partito, a superare il 10-15%, anche perché i suoi ministri non hanno eguagliato il suo prestigio personale, che ha dato dignità e rispetto all’Italia nel mondo.
Come può il ministro del Lavoro varare una riforma delle pensioni, pur necessaria, dimenticando decine di migliaia di persone rimaste senza lavoro e senza pensione e, soprattutto, non assumersi subito la responsabilità dell’errore? E poi la riforma del lavoro, fatta senza capire in profondità le realtà lavorative del nostro Paese, invece di risolvere il problema dei precari aumenterà gravemente la lista dei senza-lavoro, perché moltissime micro-realtà non potranno assumere a tempo indeterminato e lasceranno così a casa migliaia di giovani.
Il ministro dello Sviluppo economico, ex banchiere e manager, non ha saputo elaborare proposte creative né intercettare i bisogni delle piccole aziende. C’è la necessità impellente di far partire un processo di internazionalizzazione di queste realtà, struttura portante del nostro Paese. Quale soluzione ci viene proposta? Riesumare l’Ice, nato nel 1926 e chiuso nel 2011 per assoluta inefficienza e spreco di denaro. E ancora: dov’è il Ministro della sanità del Governo Monti, mentre gli ospedali stanno andando allo sfascio?
Consiglio Mario Monti di tenersi lontano dal teatrino della politica, per poter diventare il nuovo Presidente della Repubblica di tutti. Se così non fosse, chiedo a lui, come a tutti, di specificare la sua squadra di governo prima del voto, di specificare se, con Montezemolo, vuole allearsi con la destra o con la sinistra e di non trattare gli elettori con sufficienza come fossero pecoroni in attesa del Messia.
Chiedo alla Chiesa, che per anni si è impegnata troppo in interessi temporali, di ritrovare lo spirito del Vangelo e di predicare l’etica sociale come bene assoluto, per aiutare a recuperare la dignità di una politica che ha perso il senso della vergogna nel fare le cose per il proprio interesse anziché per il bene della comunità.
Sono un visionario e per questo già immagino milioni di persone, disgustate ormai da anni e che da anni non votano più, impegnarsi in questo progetto. Un progetto nel quale noi del non voto, dopo la discussione sul blog “www.visionariperilrinascimento.it”, scegliamo a maggioranza di calare uniti come una valanga dando il voto a un unico partito, che così potrà governare senza compromessi con i micro-partiti che bloccano ogni iniziativa. Se così fosse, quali potrebbero essere le condizioni per ottenere il nostro consenso?
1. Vogliamo conoscere la squadra di Governo prima del voto. Non votiamo conoscendo solo l’allenatore (il Presidente del Consiglio) e non è sufficiente formulare un programma. Tutti gli allenatori formulano programmi positivi di vittoria, ma se possono contare solo su giocatori-scamorza i loro programmi restano sul libro dei sogni, come è sempre successo in questi anni.
Faccio un esempio: da tempo si discute da che parte tirare la coperta, che è corta e non può coprire tutti; ne discutono gli industriali, i sindacati, i partiti, il Governo. Ognuno vorrebbe tirarla dalla sua parte.
Nessuno però si impegna veramente per cercare di capire come poter tessere nuovo tessuto e allungare la coperta per accontentare tutti.
Gli industriali dicono: “Date a noi la coperta per diminuire le tasse, altrimenti non siamo in grado di investire per creare posti di lavoro”. Gli operai e i sindacati affermano: “No, la coperta è giusto darla a noi perché i lavoratori sono gli unici a pagare seriamente le tasse e se vogliamo far ripartire i consumi dobbiamo aumentare la busta paga”. I pensionati con pensioni da fame sostengono: “Non riusciamo più a vivere se non date la coperta a noi”. Poi ci sono gli ammalati, che abbiamo lasciato scoperti, etc. etc. Tutte istanze giuste, e la discussione diventa estenuante; guardate l’ultima manovra del Governo, che è solo un gioco a tirare la coperta da tutte le parti. In Italia il modo più veloce e realizzabile di allungare questo tessuto è quello di raddoppiare il turismo in tre-quattro anni, questo è l’unico modo rapido per dare speranza di lavoro a migliaia di disoccupati. I turisti stranieri in Italia sono quasi la metà che in Francia, circa 45 milioni contro 79,5! La Francia ha Parigi, ma noi abbiamo Firenze, Roma, Venezia, Ercolano, Pompei, Napoli, il Vaticano, … Abbiamo il più grande patrimonio artistico e culturale al mondo, mari e montagne spettacolari, isole da favola, non c’è confronto. Se l’allenatore mi dice che proporrà per il ruolo di ministro del Turismo una Brambilla, una Bindi o un D’Alema, perché deve dare loro una poltrona, io continuerò a non votare.
I nuovi ministri devono essere persone che nella vita abbiano dimostrato di saper fare, non con imbrogli o furbizia, ma con la loro creatività. Per questo non servono politici di mestiere, né professori che conoscono solo teorie, né finanzieri che hanno trovato il modo di fare i soldi senza creare nulla. Servono uomini etici e creativi.
Faccio un esempio. Se riteniamo che il turismo sia l’elemento fondamentale per il rilancio dell’Italia, dobbiamo dare a questo ministero grande importanza. Personalmente creerei un super-ministero che accorpi turismo, agricoltura, beni culturali, salvaguardia del paesaggio, perché un grande progetto di sviluppo turistico può nascere solo dal coordinamento di questi quattro settori. Affiderei il dicastero a uno dei personaggi che ha saputo promuovere l’eccellenza italiana nel mondo come per esempio Oscar Farinetti. Sono certo che Oscar, con la sua creatività e la sua capacità di marketing, sarebbe in grado di realizzare l’impegno di raddoppiare il turismo nell’arco di tre-quattro anni. Sono talmente sicuro di quello che dico, che sarei disposto a mettere la mia mano sul fuoco, come Muzio Scevola.
Per tutti i ministeri si devono proporre nomi eccellenti, che abbiano già dimostrato la loro capacità di fare concretamente e non solo di dire. Faccio un altro esempio: per il ministero della Sanità, dove abbiamo ospedali in uno stato disastroso gestiti da politici, sceglierei il personaggio responsabile della gestione del miglior ospedale in termini di costi ed eccellenza dei servizi erogati e gli darei l’incarico di ministro. Se servisse lo sceglierei anche tra gli stranieri. O volete ancora politici come Carlo Donat-Cattin, Francesco De Lorenzo, Rosi Bindi, Livia Turco, Ferruccio Fazio, che hanno guidato la sanità nazionale negli ultimi anni?
Noi uomini liberi, che da anni non votiamo per nessuno, ma che nel 2013 vogliamo partecipare a un processo di vero cambiamento della politica italiana, vogliamo conoscere la formazione dei ministeri prima del voto. Non vogliamo che nascano dal numero di poltrone necessarie per accontentare tutti gli amici, ma dal bisogno di semplificazione e di visione strategica.
In Italia siamo arrivati spesso a creare dal nulla dei ministeri per dare la poltrona a qualcuno.
Invito dunque tutti gli attori che si sono candidati alla Presidenza del Consiglio a dichiarare la squadra di Governo prima del voto, in modo da darci la possibilità di valutare, per non votare alla cieca. In particolare chiedo ai nuovi politici, compreso Grillo, e, speriamo, un nuovo rottamatore anche del centrodestra, di dare un segno di discontinuità presentandoci squadre di Governo di eccellenza prima del voto.
Immaginate che Bersani vinca le primarie e le elezioni e debba formare un Governo con Vendola e Casini; immaginate le discussioni per la divisione dei ministeri; immaginate i patriarchi di partito che lo hanno aiutato a vincere le primarie che pretendono una poltrona e allora, forse, potremmo trovarci ancora come ministro alcuni dei vecchi patriarchi… Altro che eccellenza del saper fare! Se non è così, che ci presenti subito la sua possibile squadra di Governo!
2. Seconda richiesta di noi non votanti: massimo tre mandati, due nella stessa posizione, senza deroghe. È una vergogna che nel Pd, che ha introdotto la regola dei tre mandati, ci sia la regola della deroga che i vecchi patriarchi utilizzano per poter restare al potere anche dopo sette mandati.
Approfittiamo delle primarie delle due principali coalizioni elettorali, per rinnovare la classe politica che ci ha portato in questo stato. L’Italia non ha più bisogno dell’esperienza di questa classe politica. “Non è un caso che, durante la Prima Repubblica, di riforme istituzionali si inizi a parlare alla fine degli anni settanta e che da quel momento, nell’arco di un abbondante ventennio, si andranno riproducendo solo commissioni parlamentari naufragate senza alcun risultato concreto, senza riuscire mai a modernizzare lo stato e le sue articolazioni. Vent’anni di dibattiti e di confronto politico ma nessuna decisione sostanziale portata a compimento.” (Giuseppe De Rita, Antonio Galdo)
Anche ora, tutte le riforme promesse: nuova legge elettorale, diminuzione dei parlamentari, diminuzione delle Province finiranno in un nulla di fatto.
3. Chiediamo l’annullamento di tutti i finanziamenti ai partiti. La politica deve ripartire dalla passione: se non ci sono soldi da gestire la parte marcia del Paese se ne sta alla larga.
4. Chiediamo il dimezzamento di tutti i costi della politica, a tutti i livelli. Non faranno politica solo i ricchi, come dice qualcuno, ma solo chi vive questo breve periodo della vita come un dono e un contributo alla società. Se non c’è profumo di denaro, il ricco difficilmente viene attratto.
5. Dimezzamento dei parlamentari e divisione della funzione delle due Camere.
Non continuo con altre istanze perché so che per ottenere qualcosa bisogna concentrare le richieste.
Questa è la mia visione, elaborata anche dopo la lettura dei numerosi messaggi ricevuti in seguito alla pubblicazione del precedente manifesto e che so essere la base delle istanze della maggior parte del Paese. Sono comunque certo che ognuno di voi vorrebbe aggiungere qualcosa. Discutetene sul blog “www.visionariperilrinascimento.it”. L’importante è che siamo in tanti, speriamo, utopicamente, milioni. Solo così riusciremo a piegare l’arroganza dei partiti.
Nel precedente manifesto avevo acceso anche un’altra speranza, quella di cambiare l’Associazione degli industriali, oggi governata con gli stessi vizi della politica. Qualcuno pensava volessi creare una nuova Associazione; se lo facessi ci troveremmo, dopo qualche anno, con due baracconi anziché uno, come accaduto per i partiti nati per moralizzare.
Purtroppo le cose cambiano solo se ognuno di noi cambia, se cambia la mentalità degli italiani.
Avevo già indicato nel precedente manifesto cosa fare. Come nel caso dei partiti, basta togliere l’humus su cui prosperano corruzione, poltrone inutili, interessi personali. Questo humus sono i soldi che si versano con l’iscrizione all’associazione. Disdettatevi in massa: i soldi diminuiranno e automaticamente partirà un processo di moralizzazione. Ma a noi italiani, industriali compresi, manca la dote principale per cambiare le cose: il coraggio. L’ho visto di persona perché nel blog circa quattrocento persone si sono firmate con nome e cognome, ma altre ottocento hanno inviato una mail, direttamente in azienda, restando anonime al pubblico, scrivendo che mi facevano i complimenti per il mio coraggio e che condividevano quello che avevo scritto, ma senza muovere un dito.
Faccio appello ai giovani che sono inseriti in Confindustria perché comincino a denunciare le cose ingiuste anziché tacere nella speranza di fare carriera.
Invito i giovani giornalisti a riprendersi la loro libertà e a denunciare con inchieste le cose che non vanno; mettano a disposizione il loro numero di telefono nel blog “www.visionariperilrinascimento.it”. Questo blog è a disposizione anche di chi vuole discutere, denunciare e pronunciarsi per la moralizzazione di Confindustria.
Invito Milena Gabanelli, con la sua bravura, a fare una bella inchiesta su come viene spesa la montagna di soldi dell’Associazione degli industriali e già che c’è, per par condicio, anche delle associazioni dei sindacati. Penso che se ne vedrebbero delle belle.
In attesa che milioni di voi esprimano la propria opinione nel blog “www.visionariperilrinascimento.it”, acquisendo così la forza per cambiare la politica italiana, ringrazio la mia azienda per questa pagina a pagamento e invio a tutti
un saluto di bellezza.
Gabriele Centazzo
Presidente e designer di Valcucine SpA